Le interviste di Upinale.com: Giacomo Kratter

Tag: Allenatore; Coach; Giacomo kratter; Interviste; Nazionale italiana

Oggi abbiamo l’onore di presentarvi l’intervista con Giacomo Kratter - “the Italian Stallion” - il rider italiano per eccellenza che ha fatto la storia, il presente ed il futuro dello snowboard mondiale.
1 – Ciao Giacomo, lo so che è strano ma devo chiederti di presentarti…chi sei e da dove vieni?

Ciao a voi, sono Giacomo Kratter, ho 30 anni e vengo da Sappada.


2 – In quale occasione hai provato per la prima volta lo snowboard? Quando hai capito che sarebbe diventato qualcosa di più di una semplice passione?

Penso di aver avuto più o meno 10 anni, l'ho provato per caso e mi sono subito innamorato; prima sciavo ma da quel giorno non ho più toccato gli sci.


3 – Arriviamo ora al 2002, olimpiadi invernali di Salt Lake City e la medaglia sfiorata di un soffio con il tuo 4° posto in halfpipe…vuoi raccontaci qualcosa di quell’esperienza? Dopo più di 10 anni, ripensando a “mente fredda” a quella olimpiade e al suo “discusso” podio, provi qualche genere di rancore o di rimpianto?

Sono tutt'ora dispiaciuto, certo che avere una medaglia olimpica in casa è una soddisfazione che rimane per tutta la vita!!!! Poi sfiorandola in quella maniera fa rimanere un certo amaro in bocca.


4 – Quattro anni dopo ancora olimpiadi, questa volta si gioca in “casa” a Torino…l’halfpipe di Bardonecchia però non vede atleti italiani in finale e il tuo 13° posto risulta essere il migliore per il nostro tricolore. Sempre a distanza di qualche anno come ricordi quella olimpiade che, in ogni caso, è stata una grande passerella per gli sport invernali italiani ed in particolare per lo snowboard?

Penso che a Torino sono stato sfortunato tanto quanto a Salt Lake, avevo preparato la run per entrare nei 12, poi avrei cambiato discesa magari inserendo il 1260 che avevo chiuso nei giorni precedenti, purtroppo sono rimasto fuori dalla finale per un soffio.
Il primo, Shaun era imbattibile, gli altri meno....


5 – Ultima domanda relativa al “passato”, pochi mesi dopo Torino 2006 hai avuto un brutto infortunio con la frattura della tibia…come hai fatto? Che cosa hai pensato in quel momento? Come sono stati i mesi successivi di riabilitazione?

É stato molto brutto, anche perchè in ospedale non si sono accorti che la gamba stava andando in cancrena, purtroppo mi hanno dovuto asportare il tibiale anteriore, quindi da quella volta non alzo più il piede destro.
Mi sono allenato molto, ed avevo iniziato a fare back to back 7 in pipe e qualche altro trick, chiudere haakonflip mi ha dato una grande soddisfazione, ho dovuto però ammettere con me stesso che non sarei ritornato ai vertici come prima e quindi ho deciso di chiudere con l'agonismo.


6 – Parliamo ora del presente e in particolare del tuo ruolo di allenatore della nazionale italiana di snowboard. Secondo te quali sono gli aspetti sui quali i nostri rider devono ancora lavorare sodo e quali sono invece i nostri punti di forza? A Sochi 2014 per la prima volta verrà introdotto lo slopestyle…come ci presenteremo a questo appuntamento? Possiamo puntare a qualche medaglia, magari anche in halfpipe con Manuel Pietropoli?

La nazionale penso stia lavorando bene, il gruppo è affiatato e sta progredendo molto.
Penso bisognia lavorare ancora di più su determinate manovre, tipo diversi double 1260 in slopestyle e magari tra un po' iniziare ad impostare qualche triplo, non voglio creare false aspettative, la medaglia è difficile c'è tutto il mondo che sta lavorando bene e non sono i soliti grandi stati come il Canada, Usa, Svizzera, Norvegia etc....ma anche realtà minori tipo Belgio, Olanda, Korea, Australia etc… Io cerco di lavorare perchè noi italiani possiamo uscire da un olimpiade a testa alta.
Ci sono ancora 14 mesi comunque e cercheremo di fare il possibile perchè la medaglia sia, con un po di fortuna, arrivabile.
Purtroppo con Manuel non sono riuscito a lavorare troppo in pipe, perchè il mio problema è che non posso dividermi, voglio stargli più dietro perchè lui ha sempre un gran potenziale (p.s. Tra l' altro anche in big air salta molto bene) .


7 – Sempre parlando del presente, Minoia Snowboard School…parlaci a ruota libera di questo progetto che coinvolge te, Riky Suppo, Aie Benussi, Paolo Stenico e Mattia Cavalca.

Questo è un progetto che mi piace molto e penso che sia fondamentale per la crescita dello sport avere i club ed i comitati che inizino a sfornare un sacco di giovani promesse e che possano, in un futuro, prendere il posto degli attuali Kevin, Markino, Manuel, Simon etc.....    
ogni giorno libero che avrò quando non sarò con la nazionale lo passerò su, Minoia come noi è molto motivata e vede le potenzialità di questo progetto.
L' insegnamento, la capacità di trasmettere la passione per questo sport, il lavoro puramente tecnico sul campo sono tutte qualità che vanno sempre migliorate, a livello della nazionale vedo che un lavoro fatto bene porta i suoi frutti, vorrei che lo stesso venga fatto a livello più basso, è necessario se vogliamo avere un futuro roseo.
Ci sono molti che stanno lavorando già bene, io, con gli altri, cercherò di impegnarmi a fondo dando un servizio di qualità .
Lo so che non è facile in questo momento, ma bisogna che tutti diano il massimo....   
thanx a Minoia che crede sempre nel nostro sport, thanx ad i miei soci che si stanno sbattendo, sopratutto riky Suppo ed un thanx a Campiglio che ha già esordito con un park a novembre, thanx ad i nostri sponsor cioè Burton, Anon, Red e Mini per adesso.


8 – In Italia più di una volta ho sentito dire che si privilegiano maggiormente gli aspetti “festaioli” dei rider rispetto alle loro effettive doti sulla tavola. Più in generale l’ambiente italiano sembra sempre favorire “la moda del momento” rispetto a proporre e seguire progetti continuativi in grado di dare risultati migliori a lungo termine. Da esperto del settore qual è il tuo giudizio sull’ambiente italiano? Dove possiamo migliorare? Qual è l’aspetto attuale che, se potessi farlo, cambieresti immediatamente? A livello personale hai qualche “asso nella manica” che stai per rivelare?

Credo che in Italia non si ricerchi molto il confronto con l'estero, per me è fondamentale che i ragazzi prendano bastonate, gratificarli quando ce né bisogno ed invece riprenderli in altre situazioni….  credo che nel nostro paese alcune persone (anche per fattori esterni) si credano arrivate quando in realtà il livello tecnico lascia il tempo che trova , ci sta motivare e gasare i ragazzi, ma bisogna farlo con testa….  personalmente credo che in questo momento la nazionale sia un buon esempio da seguire, i ragazzi sono umili ed educati, spaccano in snowboard ma allo stesso tempo sanno che c' è ancora molto lavoro, a livello fisico stanno lavorando etc etc etc…
per quanto riguarda le feste…  beh, io non potrei parlare troppo... un po' ci sta, sicuramente, aiuta anche a staccare, poi sono giovani e c'è bisogno anche di questo...  basta solo non esagerare sopratutto nei periodi e nelle situazioni importanti durante l' anno.


9 – Ultima cosa, se vuoi aggiungere qualcosa alle domande precedenti, parlare di qualche aspetto che magari non è emerso dall’intervista, fare qualche saluto in particolare…bhè, questo è il momento!

Ringrazio tutti quelli che amano lo snowboard,  poi in primis mamma e papà, minoia, la nazionale e fabrizio, filippo e simone, ilaria, iuter e quelli che mi vogliono bene.....



Grazie mille Giacomo, in bocca al lupo per tutto!!! E ricorda, Upinale.com supporta te e tutta la nazionale italiana di snowboard!
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